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«La signora Cecioni è nata da tante piccole signore che forse oggi non ci sono più o sono molto cambiate. A me è sempre piaciuto osservare nei luoghi pubblici, ascoltare i discorsi, rubare le frasi e prendere nota. L'ho fatto per anni, un lavoro divertente grazie al quale sono nati tanti personaggi. Ora è un po' più difficile. La gente non discute più, urla.Sono diventati tutti più fanatici, incattiviti, e soli». (Franca Valeri)
Nuova puntata dello speciale "Zizì anni 90". Continuando a scartabellare nei nostri archivi trashissimi, vi proponiamo Andrea Occhipinti, che è sempre un "bel vedere"...E Ancora Massimiliano Pani, il dolce "paciughino" della nostra amatissima Mina; per finire poi con l'annuncio dei vincitori del primo favoloso concorso "Gratta e scopri". Delirio gaudente.
Non sorprende più la sua assenza. Non irritano più certe scelte discutibili (non ultimo un "nessun dorma" da un ascolto e stop). Non è più quasi notizia che torni con un album di inediti. Eppure eccola qua. Già dalla copertina l'intento è chiaro. Mina icona, Mina mistificazione, Mina parodia, Mina pura essenza, di così "facile" riconoscibilità che basta il tratto incerto di un disegno infantile, con tanto di testone.
Leggere l'intervista comparsa sulla Stampa del maestro Uto Ughi è stata davvero una goduria: finalmente qualcuno che dice e pubblica qualcosa contro quell'odioso figuro che risponde al nome di Giovanni Allevi. Credendosi portatore di musica messianica...
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Ma sì...datemi del noioso, del pazzo, del ripetitivo: che ci posso fare? Io davanti a Raffa e al suo ritorno in TV vado in brodo di giuggiole. Sarà lo zampino di Boncompagni, quell'aria camp che pervade lo studio, i costumi i boys, le carrambate con le lacrime a favor di telecamera...sarà! Ma io mercoledì non prendo impegni.
Ogni tanto, anche se sempre più di raro, capita di leggere qualcosa, magari in un trafiletto su qualche giornale di quelli che ti tirano dietro ai semafori, qualcosa insomma che ti rallegra la giornata: ti catapulta per un attimo nel favoloso mondo dell’immaginario creato da dive e divi, del passato o del trapassato seppur con qualche salda impronta nel presente e la capacità ancora inimitabile di incidere sul futuro.
Figlia di un palafreniere del re Umberto, la mitica regina del teatro di rivista italiano, equiparabile a personaggi come Mistinguett e la Baker, si è presto trasferita a Milano, sua patria elettiva fino alla morte, curata con amore dalla sua unica figlia Cicci: l'inverno nella bella casa di via Verri, l'estate in vacanza ad Alassio, la pizza d'obbligo al `Santa Lucia', il classico ritrovo del dopo spettacolo. La passione per il teatro era per lei motivo di vita, ma da ragazza ebbe solo il permesso di studiare il violino: un po' poco per le impetuose esigenze di quella giovane piena di volontà destinata a diventare la leggenda della passerella, il misterioso prototipo del teatro leggero visto nel suo fulgore misto di lusso e di sogni, così come apparve laggiù nel dopoguerra.