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Elena Testa, una giovane donna sui trentanni, ha iniziato a raccontare la propria storia, spinta ancora non si sa bene da chi, con l'intento di riflettere su alcuni episodi della vita, messa a dura prova da avvenimenti traumatici. Lo scopo dichiarato è quello di rimettere ordine nella propria esistenza. Dopo averci presentato il fratello Alessandro è oggi la volta della madre.
Le signorine per bene hanno orgasmi silenziosi
Seconda Puntata
Mia madre è una di quelle donne che si alzano al mattino già cariche di immotivato entusiasmo. Questo è ovviamente il mio giudizio perché, in effetti, a loro basta aver avuto durante il riposo notturno un’idea per migliorare le loro già squisite crêpes che la giornata inizia subito al meglio. Idea che non tarderanno a sottoporvi mentre, tazza di caffè alla mano, cercate di elencarvi nella testa spettinata qualche buona ragione che vi abbia impedito di compiere una strage familiare. Non ho citato a caso le crêpes perché mia madre aveva un’autentica fissazione per quelle piccole cialde insapore a base d'uova, con le quali riusciva a creare di tutto: dagli antipasti salati ai dolci, passando per dei primi con formaggi fusi o creme di verdura. Un sapere, il suo, che doveva essere per forza di cose trasmesso a me, così, anche se mi divertiva molto di più inventare modi nuovi per distruggere i gusci delle uova, a tutt’oggi conosco a memoria la ricetta base per prepararle non avendo mai tuttavia dato seguito alla teoria: dentro un'insalatiera, versare gradualmente la farina, le uova, lo zucchero vanigliato, un pizzico di sale ed il latte, mescolando con una frusta. Bisogna fare attenzione ad ottenere una pasta senza grumi. Poi aggiungere il burro fuso e un cucchiaio di rhum. Lasciare riposare. Dentro un padella molto calda, versare un po' di burro e farlo sciogliere. Aggiungere poi un mestolo di pasta e far cuocere per circa tre minuti. Mentre con la fantasia ovviamente immaginate di stare su una spiaggia tropicale, massaggiate da mani esperte. Guardando mia madre muoversi con grazia tra i fornelli mi è difficile immaginarla alla prese con qualunque altra attività umana che non contempli il prendersi cura di qualcuno. Sesso escluso. Quello a mio avviso è anche riscontrabile nella categoria “prendersi cura di” ma onestamente non ce la vedo proprio mia madre. Mi sono sorpresa spesso a chiedermi cosa vi abbia mai trovato di attraente in lei mio padre. Non che sia una brutta donna, tutt’altro, è solo difficile, se non impossibile, pensarla affaccendata in un rapporto sessuale. Ammetto che non è un pensiero tra i migliori che una figlia possa avere nei confronti della madre ma è così. Ho promesso sincerità ricordate? Ascoltandola ripetere ad alta voce gli ingredienti di una torta, insomma, mi è venuto spontaneo domandarmi se abbia lanciato grida di piacere concependo me o mio fratello. Mio padre, da anni ormai, quel tipo di piacere lo cerca da altre donne. Lei lo sa benissimo. La sua unica reazione apparente è stata solo l’inorgoglirsi per essere in grado di far sparire dai colletti delle camicie del marito qualsiasi traccia di rossetto o fondotinta. Non c’è macchia che le resista. Discrezione e compostezza prima di tutto. Passare sotto silenzio ogni chiacchiera. Sorridere ai vicini e agli amici, da conquistare sempre e comunque con dolci di ogni tipo e la restituzione in immagini di carne ed ossa di quello che gli altri pensano. Siamo una famiglia felice. Fin da piccola mi ha insegnato a prendermi cura dei capelli, a stare seduta composta a tavola, a chiedere il permesso per ogni cosa. E, laddove disattendevo i suoi insegnamenti, avevo in risposta una paziente spiegazione sull’opportunità o meno di certi comportamenti: un appunto sugli esiti di una mia infelice uscita verbale a tavola o in società. Non l’ho mai vista arrabbiata né con me né con mio fratello. Delusa forse. Ma arrabbiata mai. Anche quando abbiamo scoperto i divertimenti clandestini di Alessandro, col debito contorno di reati quali truffa e furto, la sua reazione è stata contro sé stessa, non contro l’autore della malefatta, chiamiamola così. Ha pianto un pomeriggio intero, ma chiusa in cucina, lontano da noi; interrogandosi ogni tanto tra i singhiozzi circa cosa avesse sbagliato. Lei. Il giorno in cui sono venuta a sapere qualcosa in più circa la sua giovinezza e ho avuto delle risposte in merito alle mie curiosità su cosa mio padre avesse visto in lei, per sposarla e farci due figli, non potevo credere alle mie orecchie. Anche se la fonte era più che attendibile. Anzi direi l’unica attendibile. Mio padre stesso. Ma prima di raccontare questo mi preme dire qualcos’altro di mia madre. Un episodio che da solo rende esattamente l’immagine che per anni ho avuto di lei. Immagine che evidentemente lei stessa ha coltivato con molta pazienza. Nell’estate del 1989, anni prima che mio fratello nascesse - anche questo è un argomento su cui devo tornare -, trascorsi le vacanze con i miei genitori a Lignano, in Friuli. Avevo 17 anni. La casa che prendemmo in affitto era molto grande, concepita per almeno due nuclei, sicché ognuno di noi aveva a disposizione una propria stanza. Io in particolare mi scelsi una sorta di dependance con una entrata autonoma che dava sul giardino. Anche le altre camera dell’abitazione davano sullo stesso giardino, ma io ero convinta di godere d’una abbondante privacy. Credevo appunto. Una sera mi portai in camera, tra mille accorgimenti per non essere scoperta, un ragazzo conosciuto in quei giorni sulla spiaggia. Si chiamava Marco. Mi ero convinta che fosse giunto il momento di sbarazzarmi della mia verginità e su quel ragazzo avevo puntato le mie carte. Atletico, simpatico, catalizzatore di attenzioni femminili. Romantico al punto giusto, o almeno al punto che io ritenevo giusto. Per farla breve, quella notte feci sesso con lui. Argomento sul quale tornerò tra breve. Ora vorrei solo raccontavi cosa successe il mattino seguente, a colazione. Non pensavo che le mezze frasi, pronunciate mentre Marco era indaffarato ad armeggiare tra le mie gambe, avessero ricevuto il fiato sufficiente per essere udite da qualcuno di diverso da lui. Mi sbagliavo. Versandomi il tè, che allora bevevo in abbondanza quasi come oggi il caffè, si avvicinò seriosa al mio orecchio, tenendo lo sguardo fisso su mio padre dall’altra parte del tavolo per verificare che non fosse attirato da quel suo suo gesto e mi sussurrò una frase, che ancora oggi, a distanza di parecchi anni, posso risentire con la medesima intonazione, a metà strada tra la confidenza e il rimprovero: “Le signorine per bene hanno orgasmi silenziosi”.
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