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Scritto da Gianluca Meis
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Lunedì 08 Marzo 2010 13:30 |
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Nella storia dei rapporti tra padre e figlio esistono da sempre momenti di grande vicinanza ed intimità, che riempiono di orgoglio un uomo e lo rinfrancano di aver fatto delle scelte precise e volute: la più importante di tutte resta l'aver fatto appunto un figlio, l'avergli passato il proprio patrimonio genetico, aver creato una vita che si prefigura a immagine e somiglianza della propria...quasi somma eccelsa della vicinanza con Dio.
Così a volte mi vien da pensare, nonostante tutto e nonostante le numerosissime divergenze, a cosa quel pover uomo di mio padre abbia passato in alcuni momenti di questa storia tra padre e figlio che gli son stati dati in sorte. L'occasione di questa riflessione mi viene dall'ennesima visita dal meccanico per la mia automobile. In teoria io mi lamentavo che in alcune curve non la sentivo rispondere bene, mentre in pratica avevo le gomme completamente usurate, mancava quasi del tutto l'olio motore e sono stato assalito da un rassegnato mutismo alle domande di rito dell'omino con la sua tutina tutta sporca di olio e grasso: "Da quanto non cambia l'olio?", "Si ricorda quando ha cambiato le gomme?", "A quanti chilometri ha fatto rivedere l'assetto?"...Il mio sguardo vacuo l'ha superato ed è andato a posarsi sui calendari del muro infondo all'officina. Anche se vi assicuro non rimiravo le tette della velina di turno a Febbraio. Mio padre faceva il meccanico: e qui potremmo ben riassumere ogni nodo Gordiano, ma ciò non spiega la mia avversione per tutto ciò contempli il funzionamento di quanto contenuto nel cofano di un'auto. Mentre fissavo le tette di cui sopra e mi facevo assalire da domende alle quali non potevo dar risposta, mi son visto adolescente difronte al mio oggetto di locomozione anni 80: un motorino Ciao. "Papà non funziona." "Dopo gli do un occhio...intanto tu comincia a smontare le candele le candele?" "Ma come, non ho visto alcun candelabro sul ciao... Papà, non ci sono candele sul motorino." Ricordo ancora lo sguardo del poveretto. Anni dopo, forte del mio nuovo stipendio mi compro l'auto nuova...orgoglioso della mia scelta la mostro a qualche amico. Altra domanda schoccante: "Che cilindrata è?" Ho osservato l'amico curioso e non volendo restare muto in quell'occasione puntai tutta l'attenzione sull'aspetto a mio avviso più rilevante dell'acquisto: è azzurra! Mi pareva così nuovo quel colore!
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