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Del Camp! |
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€ 15,00
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Una ricerca sul gusto "camp", sull'estica e il "linguaggio" condiviso di questa particolare "sensibilità", partendo dallo storico saggio di Susan Sontag per arrivare, dopo un percorso storico e critico, ad alcuni saggi brevi su, ad esempio, San Sebastiano, Joe Dallesandro, la Famiglia Addams, le dive del cinema muto, Mae West, Moira Orfei e molto altro ancora...
IntroduzioneNon so dire con esattezza se l’ho sognato, immaginato (più probabilmente desiderato), oppure l’ho visto davvero. Forse era uno di quei concerti di beneficenza in Vaticano a cui Giovanni Paolo II ci ha abituato; lo scenario quello ormai familiare dell’Aula Nervi, la coreografia dunque assai suggestiva, con tanto di orchestra e coro in nero rigoroso. Qualche canzone tradizionale gospel (le quali sanno spesso essere di una noia del tutto particolare) e poi la sorpresa: Gloria Gaynor canta I Will Survive e Woijtila lì, davanti a lei, ad ascoltare. L’inno per eccellenza, ad elezione planetaria, del popolo gay (mi sia passato il termine “popolo”) cantato di fronte al Papa la cui dottrina morale non è certo storicamente riconosciuta tra le più progredite in merito. And so you’re back from outer space. Questa immagine racchiude in sé, involontariamente certo, se non per il modo in cui l’ho fruita, alcuni degli aspetti più significativi del camp, e che cercherò di illustrare in questo scritto; diviso in due parti: una prima più teorica e storica, alla ricerca di una definizione, una seconda con brevi elaborati dai più disparati argomenti, nei quali cerco di mettere a frutto quanto prima illustrato.
170 pagine, foto e grafica in bianco e nero, rilegatura termica |
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