| Favoletta di Natale |
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| Scritto da Gianluca Meis |
| Domenica 28 Dicembre 2008 13:14 |
Svegliato da una guerra di odori che varie pietanze in cottura stavano battagliando in cucina, mi avviavo quieto al rito obbligato della visita domiciliare di e a parenti quando, d’improvviso, l’imprevisto: uno “stac” onomatopeico, quasi fumettistico, annuncia l’interruzione della corrente elettrica. Sorpreso cerco nei volti dei miei genitori un moto di rivalsa nei confronti della sfortuna: senza luce, riscaldamento e forno nella mattina di Natale. Ma nulla.
Sugli occhi di mia madre cala il sipario. In contemporanea mio padre apre la bocca in un diluvio di inutilità, sproloqui, rivendicazioni di colpa e quant’altro una senilità raggiunta dopo i trent’anni possono lasciar intuire! Mentre stacco mentalmente l’interruttore alla sua voce mi concentro ancora sugli occhi di mia madre. Scosto il sipario e ne vedo uno cinicamente velato da una voglia di vedovanza. Neanche fossi Bambi - ancora in tempo a salvare la propria genitrice a terra per una pallottola di meschinità - in me si apre, violenta, una affermazione che si carica da dentro, ma molto molto dentro: “Lasciate stare, ci penso io”. Nell’attimo stesso che queste parole si spandono per la cucina, sento scivolare dietro la schiena un torrente di acqua gelida! Una vocina amica, quanto insistente, cerca di farmi ragionare: “Tu? Ci pensi tu? E quando mai ne hai capito qualcosa tu di contatori, corrente ed energia elettrica?” Mentre cerco di tacitare la fastidiosa verità si dipana davanti agli occhi la sceneggiata classica: mio padre incrocia le braccia in un moto di stizza e sfida, mia madre impiega l’occhio libero per una profusione di orgoglio: “Mio figlio è un uomo”…Un azzardo su cui devo sorvolare per risolvere ben altra questione.Un rapido ripasso di tutti i film e telefilm che posso aver visto sull’argomento, eventuali elettricisti che in un qualche filmetto americano slacciano poi i jeans per lasciarvi intrufolare la mano del cliente…no, questo non c’entra nulla con quanto mi serve in questo momento. “Stacchiamo tutte le spine e proviamo a far funzionare il contatore, isolando ogni elettrodomestico cercheremo di capire se qualcuno è responsabile del fatto che scatti il salvavita”…Come mi sia venuta questa frase non lo capirò mai. So solo che l’ho pronunciata in maniera impeccabile. Un giusto equilibrio di professionalità, richiesta di collaborazione, capacità di porsi in ascolto e puro terrore di star per fare una tale stupidata da venir deriso per il resto del natale da quello strano e vendicativo figuro che, all’anagrafe, dicono essere mio padre. Mia madre è fuori gioco: non riesce più a sincronizzare lo sguardo. Un occhio fiero, uno raggiante sulla futura pace raggiunta nella vedovanza. Sarà stato forse l’improvviso aiuto del santo neonato, impietosito dalla mia ieratica flemma che mascherava un puro terrore, sarà stato un colpo di fortuna, o ancora un misterioso e inconscio sapere che scaturiva da qualche altrettanto remoto passato scolastico, ma l’intuizione si rivela corretta. La causa di tutto è il forno. Lo annuncio trionfante chiedendo un cacciavite per poterlo smontare e riparare. Forse sto veramente esagerando nella sfida alla sorte. “Smontarlo? E da che parte lo prendi per smontarlo?” la vocina torna a sussurrarmi che sarebbe la prima volta in vita mia che smonto un forno. Bhe c’è sempre una prima volta..e come spesso succede fa male! Convinto di essere pronto per ritirare il mio diploma alla scuola Radio Elettra, estraggo dal mobile il forno dopo averlo liberato di un eccesso (a parer mio) di viti, et voilà. Fiat Lux. Il cappone che attendeva nell’infingardo forno viene traslato, come una salma santa, all’elettrodomestico della zia più vicina in termini di percorso stradale. Mio padre rimane alla finestra pensieroso per alcuni minuti. Mia madre ritrova l’unità dello sguardo e ora già pensa ad un nipotino, ad una squadra di nipotini e alle gioie di essere nonna. Io asciugo i sudori e sventolando le mani, slacciate dai polsi, m’involo orgoglioso verso ogni altra maschia avventura che il destino vorrà mettere sul mio cammino. Articoli più recenti:
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