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Scritto da Gianluca Meis
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Giovedì 04 Dicembre 2008 10:32 |
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Vecchie étoile del balletto, in coda alle casse del supermercato, osservano il trucco delle commesse, così da rivista settimanale per signore “dabbene”. I mariti aspettano al parcheggio, aggrappati con lo sguardo agli sforzi altrui: chi per caricare le borse, chi a riordinare carrelli, gregge smarrito di scintillante alluminio a cui non vi si può dedicare nessun pastorello. Da altoparlanti portati a spasso su una Duna da museo, si annunciano angeli del trapezio e coraggio da un tanto al chilo.
Il semaforo si intona alla tinta di una signora che sfreccia in bicicletta: catalogo assortito del confuso concetto di “arredo urbano”. Il sogno sui pedali è il solito caffè al bar della piazzetta con la star di turno di uno spot.
Sbatto le ciglia in quel preciso istante e le riapro su un decoro natalizio riciclato. Mi sfrego le mani in cerca di calore e un rimedio per il freddo: ah potessi farlo anche per quell’organo cavo che si ostinano ad abbinare all’amore.
Realizzo, con la stessa intuizione del bimbo di Shining per i corridoi dell'Overlook Hotel difronte alle gemelline morte, che sta arrivando il Natale. Santo Natale
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